• Occhio, vi tengo d’occhio!
    A cura di Silvio Foini
  • 21.6.13
    Brutte notizie: un imprenditore deve “sganciare” la tangente per lavorare con mamma RAI

    Il noto produttore Pietro Di Lorenzo ha lanciato pesanti accuse pubbliche sui vertici RAI, e subito spuntano le prime iscrizioni al registro degli indagati per i capistruttura che avrebbero ostacolato proprio l'attività della Ldm Comunicazione di Pietro Di Lorenzo, una società di produzione. Qualche tempo fa, Di Lorenzo se ne era lagnato presso la commissione parlamentare di vigilanza, i capi-gruppo dei partiti e alcuni ministri scrivendo: “Ho rifiutato di pagare tangenti ad alcuni funzionari e per questo a viale Mazzini non mi fanno più lavorare”. Le sue denunce evidentemente hanno trovato riscontro negli accertamenti condotti dalla Procura di Roma, che ora sta vagliando se sia il caso di sentire anche i vertici RAI informati dal Di Lorenzo su quello che stava accadendo e, prima di tutti, i responsabili delle programmazioni di prima serata sul primo e secondo canale nazionale.

    La denuncia presentata dagli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro elenca in maniera dettagliata i “soprusi” subiti da parte di quella che viene definita “una banda di dirigenti Rai infedeli”. Poi indica i nomi degli alti funzionari che avrebbero boicottato Di Lorenzo: l'ex capostruttura di Raiuno Giampiero Raveggi, ora in pensione; sua moglie Chiara Calvagni, attuale capostruttura dell'Ufficio Risorse; Chicco Agnese, responsabile dei palinsesti di Raiuno. Pare gli siano state richieste mazzette da 100.000 euro e, al rifiuto di pagarle, spiega: “Ho subito vessazioni che hanno portato la Ldm ad essere praticamente azzerata dalla Rai cancellando senza alcuna spiegazione programmi; e ci sono i testimoni, tra cui Fabrizio Frizzi, Claudio Lippi, Martina Colombari, Elisabetta Canalis”. Nella denuncia Di Lorenzo specifica infatti di aver segnalato all'attuale direttore generale quanto accaduto, ma di non aver “mai ottenuto ascolto”.

    Se la magistratura, indagando, dovesse scoprire che la parole dell’imprenditore corrispondessero alla verità, sarebbe un colpo durissimo per la nostra televisione di Stato che già non brilla per la programmazione, pur avendo a disposizione vari canali, spesso vuoti contenitori che propongono programmi di scarso interesse a fronte delle considerevoli entrate economiche che le provengono dal canone e dalla infinita pubblicità. Vero è che la corruzione sembra diventata il “modus vivendi” nazionale ed è presente, inquinandola, in una società ormai marcita sotto l’olezzo nauseante del denaro ad ogni costo. Ma ora sarebbe davvero il tempo di fare una radicale pulizia e stendere un velo pietoso su un passato che, crisi o non crisi, ci ha condotti fin qui, fino alla fine di ciò che un tempo era stato bello!

    Sono presenti 2 commenti

    Anonimo ha detto...

    Bisognerebbe fare come in Grecia! Chiudere questo carrozzone succhia soldi. Loro non sono in crisi, girano milioni. Scandaloso.
    Bruno

    Anonimo ha detto...

    Personalmente la rai la guardo poco. Preferisco Mediaset. Almeno non vogliano il canone. La rai appartiene ai partiti politici e si sa come vanno le cose con loro. Nepotismo a iosa e ...

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